Ennesima, l’artista italiano negli ultimi 50 anni. Recensione di Stefano serusi

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Fabio Mauri. Senza ideologia, 1975

Ogni mostra che tenti di fare il punto sull’arte di un periodo e di un’area geografica comporta immancabilmente le critiche degli esclusi; è il caso anche di Ennesima, sebbene sia chiaro che lo scopo non è quello della ricognizione (forma espressa altrove ancora e ancora, in forma di costipate quadrerie e wunderkammern che tutto mostrano fuorché la meraviglia), quando il segnare delle vie.

Tracciare dei percorsi è in effetti una necessità a cui la critica italiana è venuta meno negli ultimi anni, e indubbiamente alcune delle 7 chiavi di lettura che il curatore Vincenzo De Bellis ci propone sono interessanti spunti di riflessione, verso un’identità dell’artista italiano che abbraccia una storia ben più ampia degli ultimi 50 anni, fornendo impliciti rimandi ad altre epoche in cui l’attività dell’artista toccava esperienze più varie, che potevano andare dalla trattatistica alla creazione di apparati effimeri. Un altro elemento che emerge è la frugalità, raramente appaiono materiali ed immaginari sontuosi e celebrativi, eppure l’atmosfera e l’allestimento creano ambienti di grande persuasione, che fanno pensare ad un clima più sofisticato e salutare rispetto a quanto avveniva e avviene al di fuori degli spazi espositivi.

Si inizia con gli ambienti dedicati all’”artista iconografo”, in cui sono esposte opere di medie dimensioni e poco note di artisti di diverse generazioni, in cui mi colpisce nell’armonia generale la programmatica diversità sia delle maschere coloratissime di Luigi Ontani che l’attitudine grottesca di Vettor Pisani. Alle sale dedicate alla rielaborazione delle iconografie, segue in maniera precisa quella dedicata agli artisti che si sono cimentati nella Poesia visiva, in cui è interessante vedere una declinazione tutta italiana dell’arte Pop, che vede il ritaglio e la ricomposizione di slogan ed immagini in chiave colta. Tra le frasi lette, mi piace ricordare che “La rivoluzione/toglie il dolore” (Lamberto Pignotti). Non poteva mancare in questa parte un ampio spazio dedicato a Emilio Isgrò, che all’attività di artista ha affiancato quella di poeta, anche nell’ambito dell’editoria tradizionale. La stanza successiva tocca il tema della mostra personale, in questo caso dedicata ad Alessandro Pessoli; tra un tema e l’altro, al limitare degli ambienti dedicati, sono collocate delle soglie di Massimo Bartolini realizzate in marmo, che impongono una pausa e costituiscono un tema a sé in una sezione estesa e mimetica dedicata agli interventi site-specific.

Un ambiente purtroppo sacrificato e saturo all’eccesso è dedicato alla performance italiana, che come racconta il curatore ha assunto in diverse stagioni il carattere del “quadro vivente”, in cui la composizione acquista un valore superiore all’azione. Probabilmente limiti di budget hanno impedito di produrre nuove performance e di ripresentarne altre più impegnative, mi viene in mente il celebre Zodiaco di Gino De Dominicis, del 1970, e la presenza solo fotografica di Luigi Presicce. Possiamo però prendere questa sezione come partenza per pensare una mostra più ampia, con cornice e fondi adeguati, pensando che il carattere di spunto e l’apertura di nuovi punti di vista sia alla base di Ennesima. In questo senso andrebbe interpretata anche la scelta di raccontare una sola esperienza, e di analizzarla a fondo, per rappresentare gli spazi diretti da gruppi di artisti; è il caso del Gruppo di via Lazzaro Palazzi, la cui storia è presentata in forma di archivio, attraverso fotografie, testi ed una mostra attentamente ricostruita in ogni dettaglio, a marcare il feticismo che ogni archivio porta con sé.

Ultima tappa di Ennesima è la mostra generazionale, che raccoglie opere di artisti più o meno trentenni, tutte prodotte nel 2015; anche se lo scopo di questa sezione era quello di non indicare correnti o stili dominanti, emerge una certa attitudine progettuale alla scultura, che attinge in modo consapevole al design. Le opere di Alessandro Agudio sono in questo senso molto seducenti, nel fare riferimento alle superfici levigate e avvolgenti dei luoghi dedicati al wellness.

http://www.triennale.org/it/mostre/future/4224-ennesima#.VlcuO9IvfMw

 

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