Non c’è pane, Matheus Rocha Pitta da Gluck50. Recensione di Stefano Serusi

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Foto Matheus Rocha Pitta. Courtesy Gluck50

Sono diversi a Milano gli spazi che si trovano in un percorso a sé, così lontani l’uno dall’altro da poter fare difficilmente rete, come accade invece a Porta Venezia, Lambrate o via Stilicone.
Negli spazi che esigono una visita autonoma accade quindi che il contesto in cui si trovano, dal quartiere, alla strada, al cortile, diventino parte della lettura della mostra che si va a vedere. Gluck50 si trova effettivamente in una via iconica di Milano, forse la più nota, nel nome, ai non milanesi assieme a via Montenapoleone, di cui si può dire che costituisca l’opposto semantico; una via di cortili, di case contenute, con qualche squarcio sironiano su strutture ferroviarie e su un vecchio mercato con ciminiere rosse che la conclude. Gluck50 si apre don discrezione in uno di questi cortili, con una porta che non lascia presagire l’ampiezza dello spazio, uno spazio che profuma di pane.
Il pane è l’elemento fondamentale della mostra in corso, dell’artista brasiliano Matheus Rocha Pitta (Tiradentes, MG, 1980), che ha trasformato una parte della galleria in un piccolo forno in cui, appunto si panifica quotidianamente un pane che si può acquistare con scatola e carta serigrafate. Il pane ha però una caratteristica, si potrebbe dire un difetto: è ripieno di sabbia, sabbia che ricorda il faticoso percorso degli ebrei in fuga nel deserto, verso la terra promessa. Non rappresenta quindi la manna, ma una sorta di miracolo al contrario che dichiara la precarietà di ciò che essenziale, precario non solo nella disponibilità ma sempre più spesso nell’essere riconosciuto.
L’essenziale che sembra indicarci Matheus Rocha Pitta in questa mostra è non solo il pane, da sempre metafora di ogni nutrimento materiale e spirituale, quanto il lavoro semplice e antico del produrlo, e forse anche l’importanza di riappropriarci di quelle strade e quelle piazze, una volta importanti luoghi di condivisione, in cui il pane viene spezzato rivelando il suo contenuto, azione documentata da una serie fotografica che riprende luoghi diversi. La ricerca etica dell’artista si fonde con la qualità dello spazio e dell’allestimento, che si lascia con gli occhi e l’olfatto arricchiti.

La mostra No hay pan è visitabile sino al 29 gennaio 2016 da Gluck50, in via Gluck 50 a Milano.

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Foto Raph Meazza. Courtesy Gluck50

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Foto Matheus Rocha Pitta. Courtesy Gluck50

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Foto Raph Meazza. Courtesy Gluck50

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