In residenza a Carloforte. Intervista di Stefano Serusi

Virginia Guiotto - El Dorado, stampa su pvc, 2015

Virginia Guiotto. El Dorado, 2015. Stampa su pvc

Intervisto Simona Andrioletti e Alessandro Mazzatorta in conclusione della residenza da loro organizzata nell’isola di San Pietro a settembre 2015.

Simona Andrioletti e Alessandro Mazzatorta sono due artisti. Inizio col chiedervi se c’è un legame tra il luogo e la prassi della residenza con le vostre rispettive ricerche, e quindi quali sono i temi che vi interessano maggiormente.
Esiste, nella nostra ricerca, un forte interesse per i luoghi, che tramite la pratica artistica sfocia in un tentativo di vicinanza approfondita, un contatto diretto che subito diventa fusione con gli stessi, come se non esistesse più distanza tra il corpo dell’artista e il paesaggio. Una ricerca legata a una positiva smania di “possedere” nuovi luoghi, nuove esperienze, nuove estati, nella convinzione che nuovi luoghi possano produrre nuove immagini. Lo stimolo del viaggiare è forte presenza che immediatamente si lega al fare artistico. Importante, nella ricerca di entrambi, vivere un determinato contesto che diventa punto iniziale dal quale si snoda il lavoro, che non verte obbligatoriamente su temi naturalistici, ma le intuizioni molto spesso partono da questo.

Simona Andrioletti - ZEN, tecnica GEN, 2015jpg

Simona Andrioletti. ZEN, 2015. Tecnica GEN

Come siete capitati a Carloforte, e come avete selezionato gli artisti?
L’isola di San Pietro è, come Ernst Jünger scrive, “un’isola alla terza potenza. Un’isola al cubo, nella misura in cui essa si distende accanto alla più grande isola di Sant’Antioco, e questa a sua volta è vicina alla grande Sardegna” in un “Mediterraneo cosmico, ideale, sovrastorico, sovratemporale. Estraneo al tempo ma non esterno allo spazio”.
Molti sono gli artisti che negli anni se ne sono innamorati e che qui hanno trovato la culla delle loro ispirazioni. “Sono pochi i posti nel nostro continente che danno una sensazione di solitudine pari a quella che si gode qui”.
Inspiegabilmente, ma non troppo, questo luogo è stato nel tempo eremo di grandi pensatori.
Teniamo a precisare che gli artisti non sono stati selezionati, ma invitati: abbiamo coinvolto gli artisti partendo dall’idea che ci doveva essere una comunione tra il loro lavoro e l’esperienza che li avrebbe aspettati sull’isola, artisti che ci sembrava avessero insita in loro la capacità di lasciarsi abbandonare ai tempi dilatati e all’atmosfera di un luogo speciale come Carloforte. Nel coinvolgerli, ci interessava potesse nascere tra essi una dinamica di collaborazione, pertanto siamo felici del fatto che questo nostro desiderio si sia concretizzato con naturalezza in KUBLA KHAN, progetto di Claudio Matthias Bertolini (Bonn, 1987), Claudia Ventola (Milano, 1984), Sophie Ko (Tbilisi, 1981). Rifacendosi a “Il sogno di Coleridge” di Borges, gli artisti hanno deciso di offrire all’antica Cisterna del Re, “una manifestazione del palazzo di Kubla Khan, o di ogni palazzo: ne è stato evocato il fasto, ne è stata invocata l’origine eterna” citando il testo degli artisti sull’intervento.

Sophie Ko - Studio per _Acqua, acqua dappertutto, non una goccia da bere_, stampe inkjet

Sophie Ko. Studio per _Acqua, acqua dappertutto, non una goccia da bere, 2015. Stampe inkjet

Ho letto un programma piuttosto ricco, con visite organizzate a personaggi molto interessanti, sino alla gita in barca con tanto di mostra “in movimento”; è stato semplice gestire il tutto, o vi siete concessi delle varianti? Quale tra queste tappe vi ha lasciato un segno più forte?
Abbiamo pensato di coinvolgere delle persone, in alcuni casi nate a Carloforte, in altri casi persone che hanno scelto Carloforte come luogo di sperimentazione e che ci sembrava esprimessero con più forza la cultura del luogo. Abbiamo incontrato un marinaio, Agostino Granara, conosciuto familiarmente durante una cena insieme nella casa in cui soggiornavamo. Quest’uomo ha vissuto per interi anni in viaggio, su navi cargo che da Genova, salpavano per luoghi altri, quali le Americhe, l’Asia, l’Australia. Poi Marta Fontana, artista che da più di vent’anni ha scelto Carloforte come luogo in cui vivere e che sentiamo di ringraziare per l’aiuto che ci ha dato per i consigli preziosi, i contatti in paese e l’organizzazione della residenza; poi Chiara Vigo, una delle ultime persone ancora capaci di tessere il bisso marino. Siamo stati entusiasti di vedere che questi incontri siano stati di fondamentale importanza per il lavoro di alcuni artisti. Per Claudio Matthias Bertolini l’incontro con il marinaio Granara è sfociato in un’opera che porta come titolo i molti luoghi che Granara ha citato in quella sera, parlando dei suoi viaggi. Nello specifico Bertolini ha deciso di custodire le memorie del marinaio, rendendole eterne. Solo sull’isola è stato possibile ascoltare queste memorie, la scheda SD contenente i racconti registrati, sarà, infatti, sigillata in un cubo trasparente, nel dilatato tempo dell’eternità, “tra gli atomi dell’atemporalità”.
Siamo poi stati con alcuni artisti alle Miniere del Becco, miniere dalle quali si estraevano l’ocra gialla e rossa, le migliori al mondo a quanto si dice. E’ stato grazie alla visita di questo luogo (precedente alla residenza) che abbiamo deciso di coinvolgere Sophie Ko nel progetto. Le terre di quel luogo che ad ogni passo cambiano colore, ci hanno ricordato le sue “Geografie temporanee”, abbiamo pensato che da questo luogo ne sarebbe stata rapita così l’abbiamo chiamata spiegandole il progetto al quale ha deciso di prendere parte.
Ci siamo concessi diverse varianti, proprio perché il clima che cercavamo era di collaborazione, spontaneità, e dialogo tra gli artisti; ci siamo posti come curatori del progetto, ma preferiamo essere considerati gli organizzatori dello stesso, i partecipanti. Da artisti, una volta immersi nello stimolante contesto dell’isola, è stato per noi istintivo pensare a degli interventi, condividendo alla pari degli altri artisti l’esperienza.
Di grandissimo aiuto è stata la presenza di Virginia Guiotto (Milano, 1991) che si è occupata della documentazione fotografica e della comunicazione seguendo con particolare attenzione il lavoro di ogni artista. Ha inoltre lavorato alla costruzione di un Tumblr (http://residenzacarloforte.tumblr.com) ancora in aggiornamento e che potete seguire.

Sicuramente la mostra sulla motonave è stata per tutti noi un’esperienza molto forte sul piano emozionale, è stato un momento che ha segnato e regalato molto, l’idea stessa di portare una mostra al largo era splendida, il resto è stato fatto dalle belle opere degli artisti, dall’imbarcazione “Dea” e dai marinai, dal mare e dal tramonto.
Siamo stati entusiasti della spontaneità e dell’immediatezza con cui sono stati pensati gli interventi per la motonave, alcuni di questi hanno raggiunto un livello di così alto dialogo con l’inconsueto spazio espositivo, da sembrare lì da sempre.
Pensiamo al lavoro di Cristina Meloni (Alghero, 1983) che per la mostra sull’imbarcazione Dea ha utilizzato il suono dei tonni che una volta pescati e caricati sul ponte battono in modo esasperato le loro code. Ha posto lo speaker al di sotto di una panca, il suono si mescolava naturalmente ai rumori della barca, allo sbattere delle onde sulla chiglia.
Oppure al lavoro di Claudia Ventola (Milano, 1984): uno sticker nero con la parola “Lontano” è stato attaccato dall’artista sulla prua della barca. Salpando al largo, questa parola ci ha mostrato tutta la sua forza. Ogni direzione che la barca prendeva durante la deambulazione dell’isola, la scritta ci conduceva in uno spazio altro, immaginario, atemporale, sospeso.
“Lontano dalla storia, prima del tempo misurabile, come su un piccolo balcone dove si esce per percepire il flusso intemporale”.

Claudio Matthias Bertolini

Claudio Matthias Bertolini. America, costa occidentale, i laghi, Sant´Antioco, Oristano, Italia, Leraco, Carloforte, Australia, Port Saint Pierre, Brasile, Rotterdam, Olanda, Vitória, la zona dell´Espírito Santo, Rio de Janeiro, Africa, Mississipi, Genova, Nervi, Capolungo, Recco, Napoli, Resina, il Bronx, Marocco, Tunisia, Algeria, Cagliari, il Tropico, Caraibi, Calalunga, Casteddu, Alghero, Elmas, Giappone, Cina, Milano, Hinterland, Quarto, Villa Elena, Capa Gulas, Sudafrica, Cape Town, canale di Mozambico, il Polo, Stretto di Gibilterra, New York, Parigi, Tokyo, Capo Horn, stretto di Magellano, Brasile, Cile, Londra, Argentina, stretto di Makassar, Bali, Lombok, Australia, Nordeuropa, Nordeuropa, Brasile, Mar Nero, Turchia, i Dardanelli, Long-Beach, San Diego, San Francisco, Los Angeles, Guyana, Suriname, Guyana olandese, Guyana Britannica, Guyana Francese, Boston, Baltimora, Philadelphia, capo di Buona Speranza, il Nordatlantico, Canada, Inghilterra, Lands´ End, Solent, costa a sud della Manica, Irlanda, Cape Breton, il Maine, Massachuttes, Cape Race, penisola di Avalon, Groenlandia, Ischia, Oristano, Olbia, capo San Marco, capo Frasca, Porto Torres, Cabras, Taranto, Nuova Zelanda, Colombia, 2015. Still da video.

Cristina Meloni - Senza Titolo, installazione sonora in loop; 2015.

Cristina Meloni. Senza Titolo, 2015. Installazione sonora in loop

Claudia Ventola -  Lontano. Nel paese delle isole, prespaziato su imbarcazione, 2015

Claudia Ventola. Lontano. Nel paese delle isole, 2015. Adesivo prespaziato su imbarcazione

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Alessandro Mazzatorta. Trebisonda, 2015. Vasca cilindrica in ferro zincato e acqua di mare

In merito all’uso dell’imbarcazione, con tutti i suoi contenuti simbolici, mi raccontate come ci avete pensato e com’è andata?
Questo progetto nasce da un altro progetto di Simona: il progetto del “Padiglione Itinerante”. Per la realizzazione dello stesso, ha collaborato con un collettivo di architetti tedeschi con sede ad Amburgo (DOCK13), chiedendo loro di progettare un padiglione capace di accogliere una mostra. Il padiglione sarà costruito e montato la prima volta ad Amburgo, questa sarà la prima delle tappe europee nelle quali, a ogni volta e in ogni città, coinvolgere nuovi artisti.
Da questo progetto ha iniziato a ragionare sulla trasportabilità, mobilità, tendenza allo spostarsi, temi molto presenti nella sua ricerca artistica personale, che riflette poi nei progetti in cui coinvolge altri artisti. Una volta delineato il progetto di residenza a Carloforte, è stato per noi immediato pensare una mostra su una barca che potesse poi salpare al largo circumnavigando l’isola. Insieme abbiamo poi trovato l’imbarcazione che avevamo immaginato, perfetta ad accogliere la mostra. Simbolicamente ma anche fisicamente entravamo nella dimensione marina alla quale ci sentivamo appartenere.

Mi è capitato di osservare analizzando altri progetti come raramente si accostino opere fisiche a elementi naturali. Il mare cosa ha dato alle opere, oltre, suppongo, ad una patina salina?
Si può dire che il mare ha dato tutto, essendo San Pietro un’isola, a partire dal fatto di essere isola, fino al tempo che cambia velocemente, ai tempi dilatati e ritmici, alle ore passate ad osservarlo .
Il mare quindi ha dato sia nel momento di ricerca che nelle opere quella flessibilità temporale, quel non tempo, quella flessibilità di luogo, quel non luogo che ha reso molte opere intuitive (nel senso di realizzate intuitivamente) e fresche.

Paolo Carta - Untitled, canneto, 2015

Paolo Carta. Untitled, 2015. Canneto

Per gli artisti c’è stata la possibilità di accedere a luoghi inconsueti e di grande fascino, come il Cineteatro Cavallera. Mi raccontate come si è sviluppato il percorso espositivo?
La prima volta che siamo stati a Carloforte insieme, abbiamo notato alcuni luoghi che credevamo potessero essere adatti per degli interventi, abbiamo chiesto al comune la flessibilità di poter utilizzare diversi spazi; sono stati poi gli artisti che di conseguenza all’opera che hanno concepito per l’isola hanno deciso di utilizzare o meno gli spazi da noi indicati.
Il percorso espositivo si snodava nella parte alta del paese, il punto di partenza è stato il “Museo civico del duca” che alcuni degli artisti hanno scelto per esporre i loro lavori, da qui ai visitatori era lasciata una mappa del paese con indicati gli altri siti tra cui la “Cisterna del Re”, le Settecentesche mura di cinta, il “Forte di Santa Cristina” e la “Piazza Angelo Aste”, in cui le opere erano installate.
Patrizia Emma Scialpi (Taranto, 1984) ha avuto la possibilità, grazie all’aiuto dei gestori del cineteatro Cavallera, di proiettare “Studio per un’invasione” all’interno di questo magnifico stabile costruito nei primi decenni del Novecento da una lega di operai. E’ stato per noi un’emozione impagabile vedere il suo video al cinema.

Patrizia Emma Scialpi - Studio per un'invasione, proiezione Cineteatro Cavallera, 2015

Patrizia Emma Scialpi. Studio per un’invasione, 2015. Proiezione nel Cineteatro Cavallera

Siete già pronti per una prossima edizione?
Certamente! Siamo soddisfatti di come questa prima edizione sia andata. Ci sembra che tutti gli artisti siano tornati arricchiti da quest’esperienza e siamo pronti a organizzarne un’altra.
Già a partire dagli ultimi giorni di residenza, fantasticavamo sulle novità da introdurre il prossimo anno.

Tutte le citazioni in corsivo sono tratte da “San Pietro (1957)” di Ernst Jünger, Fausto Lupetti Editore. Distribuito dal 1 settembre 2015, due giorni prima dell’inizio della residenza. E’ stato importante leggere negli stessi giorni, insieme, il testo dello scrittore e filosofo tedesco dedicato all’Isola di San Pietro e a Carloforte.

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