FOOD (R)EVOLUTION . ALBERT PINYA ALL’INSTITUTO CERVANTES . RECENSIONE DI DARIO GIOVANNI ALÌ

Giovedì 10 settembre, presso l’Instituto Cervantes di Milano, si è tenuta la seconda tappa di Food (R)evolution, un progetto di Albert Pinya, a cura di Rossella Farinotti e con la collaborazione della chef Maria Solivellas e dei poeti Jaume C. Pons Alorda e Anna Gual.

Per la prima volta presentato a Berlino nell’aprile 2015, il progetto indaga, da una prospettiva transmediale e multidisciplinare, le problematiche e le criticità concernenti la sfera dell’alimentazione nell’età contemporanea. Per questa seconda tappa concomitante a Expo 2015, l’iniziativa intende mettere in luce questioni e contraddizioni etiche scaturite da un’industria alimentare globale che accresce sempre più i divari tra le popolazioni, appiattendone le tradizioni culinarie autoctone.

Gallines i faraona (a Rafel Joan), acrilico su tela, 146x114 cm, 2014

Albert Pinya, Gallines i faraona (a Rafel Joan), acrilico su tela, 146×114 cm, 2014

Varcata la soglia dell’Insistuto, lo spettatore penetra all’interno del mondo evocato da Pinya, un mondo dai tratti grotteschi e surreali, costruito con un’estetica scrupolosamente naïf che ricalca quella tipica dei cartoon statunitensi in stile South Park. 2007-2015 è l’arco temporale ricoperto dalle opere in mostra. Le immagini dei dipinti, ottenute con uno stile grafico privo di volumi e in cui le tonalità acide si uniscono alle tinte pastello, si avvicendano in modo apparentemente casuale sulle pareti, bombardando l’occhio dello spettatore. L’allestimento ricorda così una grande bacheca pubblicitaria, rivestita di “volantini” – i quadri di Pinya – che sembrano fare il verso alle stesse réclame dell’industria alimentare. Questa operazione critica ha un intento dichiaratamente satirico e politico. La lente dell’ironia prende di mira le grandi multinazionali del cibo, come Mc Donald’s, e non risparmia neppure quelle alternative etiche che si trasformano spesso in oggetto di mero consumo edonistico e ideologico, come emerge evidente in Biodildo.

Albert Pinya, La venganza de Sant Antoni, acrilico su tela, 150x150 cm, 2013

Albert Pinya, La venganza de Sant Antoni, acrilico su tela, 150×150 cm, 2013

Albert Pinya, Biodildo, acrilico su tela, 20x20 cm, 2015

Albert Pinya, Biodildo, acrilico su tela, 20×20 cm, 2015

Accanto ai dipinti e ad alcune sculture, in mostra troviamo anche un tavolo allestito in collaborazione con Parasite2.0: si tratta di un esercizio di associazione, che vede alcuni profili architettonici della città di Milano messi in relazione con le forme naturali con cui presentano forti somiglianze. Da una prospettiva diversa rispetto a quella ironica veicolata nei dipinti, anche qui l’artista invita il visitatore a una riflessione, ossia di ritrovare e preservare, all’interno dei sistemi di produzione, quella fedeltà primitiva dell’uomo nei confronti della natura, che invece oggi si trova regolarmente tradita a causa delle necessità di mercato.

A questa fruizione puramente visiva, in mostra si aggiunge un elemento performativo, costituito dalla preparazione di una zuppa servita al pubblico da Maria. La collaborazione tra artista e chef si esprime in una comunione di idee e intenti. Come Pinya, Solivellas ha improntato la propria ricerca su un principio di difesa della biodiversità e sul recupero e la valorizzazione della tradizione locale, portando inoltre per la prima volta la cultura slow food nelle isole Baleari con la creazione del suo ristorante Ca Na Toneta. L’attitudine interdisciplinare della mostra è sottolineata ulteriormente dall’opera a quattro mani di Pons Alorda e Gual, un poema sull’alimentazione intitolato La suite de l’aliment e commissionato ai due poeti dallo stesso Pinya.

Food (R)evolution si presenta dunque come un progetto corale, sviluppato a partire da differenti prospettive in grado di strutturare e dare forza a un’idea. Il risultato di questa analisi critica sullo stato attuale in cui versa l’industria alimentare propone un sistema di alimentazione fondato sul rispetto dell’ambiente e delle culture. Contro quella che lui stesso definisce la «tecno-barbarie», Pinya schiera in mostra un modello personale di rivoluzione, fondato sullo smascheramento satirico delle ideologie di mercato e sulla necessaria costituzione di una comunità di individui accomunati dai medesimi intenti e valori.

Food (R)evolution, Exhibition view

Food (R)evolution, Exhibition view

Jaume C. Pons Alorda & Anna Gual, La suite de l'aliment

Jaume C. Pons Alorda & Anna Gual, La suite de l’aliment

Food (R )evolution, Exhibition view

Food (R)evolution, Exhibition view

Food (R)evolution

Instituto Cervantes Milano

Fino al 23 ottobre 2015

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