SCENARIO VALLE CAMONICA #1 . LA VALLE DEI SEGNI . OZMO . aperto_art on the border . DI DARIO GIOVANNI ALÌ

Quando in estate Milano si svuota e il ricco panorama di mostre, iniziative artistiche e attività culturali comincia a diradarsi, una realtà poco distante si risveglia e decide di prendere il testimone. Ecco il resoconto di un soggiorno in Valle Camonica trascorso con la redazione di that’s contemporary.

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Il 18 e il 19 luglio, insieme alla redazione di that’s contemporary, ho visitato la Valle Camonica, nota anche come “Valle dei segni”, perché meglio conosciuta per quel ricco patrimonio di incisioni rupestri che abbondano su tutto il suo territorio. In questo breve ma intenso soggiorno in valle, ho scoperto che, al di là della sua notevole eredità storica, un sistema dell’arte contemporanea qui esiste e produce numerose iniziative di cui vale la pena parlare e di cui, grazie a That’s Valley, si può essere costantemente aggiornati. Concepito da that’s contemporary come un progetto di valorizzazione del territorio camuno, That’s Valley è una guida trasversale di tutto ciò che di migliore la valle ha da offrire, ed è fornita anche di un’app gratuita scaricabile dal proprio smartphone.

Arrivati in valle, il primo appuntamento della giornata è previsto in piazza Mercato, a Breno, dove ad aspettarci ci sono l’artista Ozmo e la progettista culturale Simona Nava. Davanti a un caffè, Ozmo comincia a parlarci della sua opera in cantiere: alle nostre spalle, su un muro in cemento di circa 500 m², un grande ponteggio cela a tratti una figura bianca di notevoli dimensioni. Si tratta del frutto di un lavoro concepito nel corso dell’ultimo anno, tra sopralluoghi, studi del territorio e mediazione con la soprintendenza, ma realizzato nel tempo record di una decina di giorni. Coerente con la sua poetica di appropriazione di temi e figure della tradizione storica, il soggetto raffigurato da Ozmo, in quest’opera d’arte pubblica su commissione, è stato prelevato proprio dal passato camuno, facendo così di questo intervento sul territorio uno strumento di connessione tra una pratica relativamente recente, come la street art, e una raffigurazione eminentemente classica. Nessuno, a parte Ozmo e pochi altri, sa precisamente che cosa il ponteggio svelerà una volta rimosso, anche se adesso, a lavori ultimati, appare evidente che l’opera abbia a che fare con la Dea Minerva, ricordata come divinità protettrice della città. Persino i cittadini non potranno vedere l’opera con la quale d’ora in poi dovranno convivere se non dopo l’inaugurazione del 2 agosto. Questo dato, a noi che nel frattempo ci siamo trasferiti alla Trattoria Taverna per rifocillarci con una vincente combinazione di vino e casoncelli caserecci, offre un ulteriore spunto di discussione su che cosa sia un’opera d’arte pubblica e su quali criteri debba fondarsi per definirsi tale. Veniamo insieme alla conclusione prevedibile, ma non scontata, che un’opera d’arte pubblica debba rispondere a esigenze e bisogni collettivi e che di conseguenza l’artista debba assumere nei confronti della comunità un principio di cosciente responsabilità, raggiungibile solo grazie a un’attenzione profonda per il contesto su cui decide di agire.

courtesy Giacomo Daverio per Comunità Montana

courtesy Giacomo Daverio per Comunità Montana

courtesy Giacomo Daverio per Comunità Montana

courtesy Giacomo Daverio per Comunità Montana

courtesy Giacomo Daverio per Comunità Montana

courtesy Giacomo Daverio per Comunità Montana

Salutati Ozmo e Simona, il secondo appuntamento è al Museo dell’energia idroelettrica di Cedegolo, con Giorgio Azzoni, direttore artistico di aperto_art on the border, una residenza d’artista che intende fare da ponte tra la tradizione storica della valle e la cultura contemporanea, portando gli artisti a confrontarsi con un territorio fortemente connotato per realizzare un’opera legata al contesto e da donare alla comunità. Attiva dal 2011, ogni anno la residenza invita gli artisti a riflettere attorno a un tema o un argomento riconducibile ai valori storici e ambientali della valle. Il tema scelto quest’anno è l’acqua e gli artisti selezionati sono Luigi Coppola, Riccardo Giacconi e Carolina Valencia Caicedo, Angelo Sarleti. A questa cerchia di nomi – ricorda Giorgio – si aggiunge quello di Stefano Boccalini, tutor dell’edizione 2013, che sempre il 2 agosto, a Temù, inaugurerà per la seconda volta una sua installazione ambientale, originariamente collocata a Fabrezza e andata distrutta a causa di una frana.

Dopo questa introduzione, al museo Giorgio ci mostra In/Out, l’installazione site-specific attraverso cui Sarleti ha diffuso alcune informazioni relative alla produzione di energia idroelettrica nel contesto locale come in quello globale. Dentro il museo, due videoproiezioni riportano allo spettatore dati su Cedegolo, sui suoi abitanti e sull’attività del Musil dal 2008 al 2015. Sulle pareti esterne, invece, dei segnali luminosi informano sulla produzione mondiale di energia idroelettrica dagli anni ’10 ai ’60. Grazie a quest’opera, Sarleti ha trasformato il museo in una soglia tra il dentro e il fuori, la valle e il mondo, custodendone al suo interno la memoria storica e, all’esterno, aprendo la tematica di ricerca a una prospettiva larga ed extralocale.

Riempito di opuscoli e flyer, rimango piacevolmente colpito dalla quantità di opere pubbliche presenti in valle e di cui Giorgio ci dà un’esauriente descrizione. Sulla riva del fiume Oglio c’è l’Orto comune di Coppola, costituito da pietre su cui sono incise le varietà locali di alberi da frutto: operazione, questa, che pone l’accento sulla varietà ambientale – ma persino culturale e sociale – come bene comune della valle che va preservato. Nel centro storico di Bienno troviamo invece Vaso Re, il radiodocumentario di Giacconi e Valencia Caicedo: una registrazione audio di suoni, interviste e conversazioni con gli abitanti, che assume, collocata in uno spazio pubblico, i contorni di un vero e proprio paesaggio sonoro. Tra gli artisti delle passate edizioni il territorio camuno ospita inoltre le opere di Ettore Favini, Simona Di Meo, Eugenia Vanni e molti altri. Mi stupisce come un’area morfologicamente chiusa e isolata sia al contempo un territorio così ospitale, soprattutto nei confronti degli artisti. Con questo pensiero, insieme a Giorgio, ci dirigiamo verso la terza e ultima tappa della giornata: la Chiesa delle Sante di Capo di Ponte.

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Angelo Sarleti - In/Out (In) - 2015

Angelo Sarleti – In/Out (In) – 2015 – courtesy Rossella Farinotti

Simona Di Meo - Some kinds of archive - 2013

Simona Di Meo – Some kinds of archive – 2013

Ricostruita durante il ’600, la chiesa conserva in una porzione di abside alcuni affreschi risalenti allo stile romanico, ultima preziosa testimonianza dell’antica cappella su cui poggia le sue fondamenta. Ilaria Zonta, operatore turistico per la Pro Loco di Capo di Ponte, ci racconta la leggenda che avvolge l’elemento più suggestivo di questa chiesa: all’interno di una piccola cappella, è custodito un masso inciso da sei impronte di mano. È la storia di un miracolo, quello che vede le Sante Faustina e Liberata e San Marcello fissare le proprie impronte sulla roccia per impedire che questa franasse. I rilevamenti effettuati, tuttavia, hanno stabilito una datazione di origine preistorica. Mentre ascoltiamo Ilaria, un oggetto posizionato accanto al masso attira la mia attenzione. È simile a un’urna. Il suo nome è Spungade de corna, un’opera realizzata da Carlo Spiga per l’edizione di aperto_2014. Al suo interno è custodita una spongada, tipico dolce camuno, segnata in superficie da un’impronta di mano. Questo semplice “porta spongada”, che ricorda le offerte di cibo nei culti pagani dei morti, è in grado di creare un cortocircuito con l’ambiente circostante, producendo come una sorta di stonata armonia, una contraddizione in termini che trova però, all’interno di questo luogo, la sua collocazione e ragion d’essere. Con questo ulteriore omaggio alla tradizione camuna da parte di un artista, chiudiamo il nostro ultimo appuntamento della giornata ammirando il paesaggio che ci circonda e chiedendoci che cosa ci aspetterà l’indomani. La valle riserva molte sorprese.

courtesy Rossella Farinotti

courtesy Rossella Farinotti

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Carlo Spiga - Spungade de corna - 2014

Carlo Spiga – Spungade de corna – 2014

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