Nuove interpretazioni della croce nella chiesa di San Raffaele

NUOVE INTERPRETAZIONI DELLA CROCE NELLA CHIESA DI SAN RAFFAELE
articolo di Andrea Lacarpia

 

L’abitudine di vedere l’arte contemporanea solo in luoghi profani anche se investiti da un’aura di sacralità, rende inconsueta la visita alla chiesa di San Raffaele finalizzata a vedere le opere di Davide Coltro e di Mimmo Paladino esposte temporaneamente nel piccolo tempio del tardo cinquecento, quasi nascosto in una piccola via a pochi metri dalla cattedrale milanese. Entro in chiesa accompagnato dal profumo d’incenso che, pur banalizzato dalla moda new age, mantiene nella religione una fondamentale funzione rituale: l’ambiente sacro viene da esso purificato e reso adatto alla meditazione come la mente del fedele si alleggerisce dei pensieri ordinari per aprirsi ai pensieri legati alla sfera del sacro.

Sopra all’altare ed a un’altezza considerevole è stata posizionata l’opera di Mimmo Paladino: una croce dipinta con pochi scarni segni e vagamente ispirata alla Sindone. L’opera di Paladino mi fa pensare alla superficialità con la quale la maggior parte degli artisti degli ultimi decenni si sono approcciati al sacro: un dipinto dominato da un “giapponesismo zen” di facciata, mal riuscito per la mancanza di grazia dei segni dipinti su un tessuto ècru che mi ricorda una tenda Ikea sulla quale compaiono anche immotivati tocchi di foglia d’oro che nell’insieme formano un’opera estranea all’ambiente circostante, forse più adatta ad un luogo dall’utilizzo e dalla connotazione estetica differente.

Tornando in prossimità dell’ingresso, si fronteggiano altre due versioni differenti della croce: un antico crocefisso ligneo e l’opera di Davide Coltro intitolata Crux, formata da una serie di quadri elettronici che riproducono la lenta metamorfosi delle nuvole in un cielo azzurro che rimanda alla dimensione dell’assoluto. Gli schermi sono posizionati in modo da formare la tradizionale forma della croce, unendo due dei simboli che sintetizzano meglio la ricerca dell’assoluto nell’uomo: il cielo come fine e la croce come mezzo per la realizzazione concreta del fine trascendente che nel sacrificio dell’ego avvicina l’uomo al cosmo. Nello statement scritto dall’artista si legge che l’opera Crux non è finalizzata alla preghiera, ciononostante la trovo una delle poche opere contemporanee realmente adatte ad un luogo di culto, per le riflessioni teologiche che suggerisce ma anche per la sua comunicatività semplice, rispettosa della tradizione pur nell’innovazione tecnologica e formale. Dopo uno sguardo ad un malandato San Girolamo di Camillo Procaccini, bisognoso di restauro ma forse bello anche per questo, e al più intatto Sogno d’Elia del Morazzone posizionato nell’abside, mi allontano dal tempio tornando nel frastuono del centro cittadino, pensando a quanto potrebbe rivelarsi utile un dialogo tra coloro che oggi desiderano il ritorno ad una riflessione critica sui temi della spiritualità e a quanto sia poco edificante la modalità con la quale alcuni si divertono a dileggiare i simboli della cristianità.

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Davide Coltro, Crux
icone digitali trasmesse a quadri elettronici serie MD-SYSTEM19, polittico 300 x 240 cm
Courtesy l’artista e Gagliardi Art System Torino

 

Fino al 31 marzo 2013

Chiesa di San Raffaele

via San Raffaele 4, Milano

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